Arringhe - Studio dell'avvocato Gaetano Maio

Vai ai contenuti

Menu principale:

Arringhe

L'Eloquenza > L'Eloquenza antica

DEMOSTENE
Nel 349 a.C., Filippo II pose assedio alla piazzaforte di Olinto, alleata di Atene e Demostene, accusando d'inerzia i propri connazionali, cercò, con le tre "Olintiache", di spronarli in aiuto di Olinto.

Stralci del Terzo Dicorso per Olinto
Cose ben diverse mi accade di pensare, Ateniesi, quando considero, da una parte, la situazione reale e, dall'altra, i discorsi che vi sento fare. Vedo che questi riguardano come punire Filippo quando la situazione ormai  è giunta ad un punto tale da imporci di riflettere su come evitare di essere colpiti per primi. Chi tiene simili discorsi, mi sembra fuori strada, in quanto sottopone alla vostra discussione un argomento irreale. So bene anche io che ci fu un tempo in cui era possibile alla città non solo tenere saldamente i suoi possessi ma anche punire Filippo: lo so bene in quanto entrambe le circostanze non sono tanto remote, ma del mio tempo. Comunque, per ora ritengo che ci basti precederlo e mettere in salvo i nostri alleati. Su questa base si potrà anche discutere su chi punire e come. Ma prima di aver sistemato la base, mi sembra del tutto inutile tenere un discorso sulla cima.
L'attuale momento, quanto altri mai, esige molta riflessione ed una decisione. Non penso che sia difficile consigliarvi su cosa debba farsi in tale momento. La difficoltà per me è un'altra: in che modo, Ateniesi, parlarvi della questione. Poiché sono convinto, per quello che ho compreso frequentando l'assemblea, che la gran parte dei vostri insuccessi dipende non da incomprensione ma da cattiva volontà di far quello che si deve, perciò vi chiedo di sopportare se parlo con piena franchezza, considerando solo se dico il vero e se parlo perché le cose vadano meglio:vedete bene infatti come la demogagia di alcuni abbia profondamente pregiudicato la situazione.

Demostene, dopo aver ricordato la pace stipulata un tempo con gli Olinti  "al fine di porre un bastone fra le ruote a Filippo", esorta gli Ateniesi ad intervenire contro di lui. Dopo aver ricordato la figura di antichi uomini politici d, Aristide, Nicia,  indegnamente a volte anche richiamate dai politici del suo tempo, con riferimento a questi ultimi , così aggiunge:
" Osservate il loro stile nella vita pubblica ed in quella privata: pubblicamente, costruirono edifici e splendidi templi, adorni di statue, così belli e così grandi che ai posteri non è dato di superarli; privatamente, invece, erano così equilibrati e coerenti con lo spirito della nostra società che la casa di Aristide, di Milziade o di altri grandi di quel tempo, se per caso qualcuno di voi sa quale sia, vede che non è per nulla più lussuosa di quella del suo vicino di casa. Giacché per loro, la vita politica non serviva per arricchirsi, ma ciascuno riteneva doveroso ingrandire la comunità. E' dunque per merito di questa politica corretta verso gli altri stati, religiosa verso gli dei, democratica all'interno, che essi raggiunsero una grande prosperità.
Ecco come andavano le cose, allora, con dei capi come quelli che vi ho detto: ora invece come vanno le cose con questi nostri galantuomini? Forse nello stesso modo o quasi? Noi che...lascio stare il resto pur avendo molto da dire. Noi insomma, ora che siamo padroni del campo, come potete vedere tutti,non solo ci siamo lasciati portare via i nostri  territori ma abbiamo sprecato denaro. Com'è diventato forte Filippo se non per il nostro aiuto?  Direte: ma sì, in questo campo le cose vanno male, però in città si sta meglio. In che senso? Perché stucchiamo i merli? Perché ripariamo le strade e le fontane e le altre cretinaggini? Guardate piuttosto i politici che promuovono tutto questo: da pezzenti sono diventati ricconi e noti da oscuri che erano: alcuni si sono addirittura costruite case più lussuose degli edifici pubblici. Quanto peggio vanno le cose in città più s'impinguano. Qual è la cuasa di tutto questo?  E perché allora andava tutto bene ed ora no? Perché allora il popolo, avendo il coraggio di fare la politica e la guerra in prima persona, era lui il padrone dei politici e disponeva di tutte le risorse e chiunque doveva ritenersi fortunato di ricevere dal popolo onori, cariche, ricompense. Ora invece tutte le risorse sono in mano ai politici e sono loro che fanno tutto: voi, il popolo, paralizzati, spogliati del vostro denaro, siete ridotti al livello di servitori, in posizione del tutto servile, contenti se vi  organizzano le feste e la cosa più vergognosa, per giunta, tenuti a dire "grazie" per quello che vi appartiene. Non è possibile nutrire sentimenti grandi e generosi se si agisce in modo così meschino: quale il modo di vita, tale il modo di sentire, inevitabilmente.....
 
Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu